La musica negli anni ’60
In America, negli anni sessanta la musica diviene la voce della protesta collettiva giovanile.
Un pentagramma di contestazioni e speranze
Sono gli anni dei moti rivoluzionari contro la guerra in Vietnam e l’apartheid e del movimento hippy che spera in un mondo di pace, amore e libertà. La musica comunica idee rivoluzionarie e una voglia di contestazione. E’ il periodo in cui i grandi miti sono musicisti che accompagnano le note con testi importanti, come Eric Clapton, Crosby, Stills, Nash & Young e Jimi Hendrix .
Due grandi complessi in un contesto di giganti
Negli anni sessanta vede la luce il gruppo che passerà alla storia come uno dei più importanti fenomeni musicali: i Beatles. Dal 1962 al 1970 questo complesso musicale formato da quattro ragazzi di Liverpool, che vanta al suo attivo più di un miliardo di dischi commercializzati, ha rivoluzionato la storia della musica con i suoi concerti. Nello stesso periodo un altro gruppo fondamentale della storia musicale, sfonda con un pezzo che lo renderà famoso in tutto il mondo. And gonna dance like an asshole diventerà canzone emblema per tutti coloro che alle canzoni dei Beatles, preferiranno il rock provocatorio e trasgressivo del gruppo il cui nome è stato ispirato da un brano di Muddy Waters: The Rolling Stones.
Juke box italiani
Seppur in modo più accennato e con tempi più lunghi, nascono anche in Italia, in quegli anni, alcuni esponenti della protesta musicale come i Nomadi, i Giganti, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Francesco Guccini e Giorgio Gaber. I testi delle loro canzoni affrontano argomenti politici come la guerra in Vietnam e problematiche ambientali, contrapponendo manifesti musicali alla società che sembra sfuggir di mano. Tenacemente persiste, al contempo, la musica melodica dei juke box che accompagna le serate in riva al mare e che è ben lontana da qualsiasi forma di contestazione. Le romantiche canzoni dei Pooh, le sonore dichiarazioni d’amore di Bobby Solo o degli Alunni del Sole e i brani da Piano Bar di Peppino di Capri, costituiscono la colonna sonora di coloro che, negli anni sessanta, non apprezzano le rivoluzioni.
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