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	<title>Il Sessantotto</title>
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	<description>Le conquiste del Sessantotto nella societá contemporanea</description>
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		<title>I mitici anni 60</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 13:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per molti rappresentano l’epoca della libertà; per altri, invece, sono il tempo della rivoluzione. Quel che è certo è che gli anni ’60 sono una tappa fondamentale della storia. Non soltanto della storia italiana, bensì di quella europea. Al di là dei figli dei fiori, dello spirito libertino e della musica disco, tuttavia, gli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2012/02/i-mitici-anni-60-300x225.jpg" alt="movimenti studenteschi degli anni 60" title="I mitici anni 60" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-131" /><strong>Per molti rappresentano l’epoca della libertà; per altri, invece, sono il tempo della rivoluzione. Quel che è certo è che gli anni ’60 sono una tappa fondamentale della storia. Non soltanto della storia italiana, bensì di quella europea. Al di là dei figli dei fiori, dello spirito libertino e della musica disco, tuttavia, gli anni 60’ sono il simbolo di un movimento studentesco che oggi, più di allora, è quanto mai attuale.</strong></p>
<p><span id="more-130"></span></p>
<h2>Il movimento studentesco</h2>
<p>Nella Milano degli anni 60’, all’interno dell’università Statale gli studenti iniziarono a vivere momenti di grande fermentazione che, ben presto, sfociarono nella nascita del movimento studentesco. Questo movimento divenne un vero e proprio gruppo politico, pur non avendo nulla a che fare con le sedi del parlamento italiano. Le motivazioni che spinsero questi studenti ad unirsi erano numerose. Su tutte, però, vi era il desiderio di rendere la scuola e l’accademia italiana più meritocratica, più uguale, più coesa con la società e &#8211; in generale – con la vita reale. In quegli anni, in effetti, le università preparavano i migliori cervelli italiani e fu proprio dalle idee di uno di questi che si levò lo spirito della rivoluzione. Il movimento studentesco prese il via dall’Università Statale di Milano, ma ben presto altri gruppi nacquero in altre università della penisola. Alcuni, si caratterizzarono per il loro ideale estremista (Forza Nuova); altri, invece, adottarono strategie di pensiero più moderate e si organizzarono nel movimento democratico degli studenti. In linea di massima, tuttavia, i vari movimenti studenteschi erano orientati politicamente a sinistra. Ispirati dalla lettura del Capitale di Marx e dalle ideologie politiche di Lenin, i rappresentati del movimento studentesco della Statale di Milano nel ’68 decisero di entrare in politica per rappresentare quelli che – a loro dire – erano i problemi reali del paese. Al centro dei loro interventi, infatti, c’era il tema lavoro ma anche grande attenzione al mondo della cultura e della formazione italiana. Secondo l’esponente più importante del movimento, Mario Capanna, la politica italiana era distante anni luce dai problemi degli studenti. Il Movimento, infatti, denunciava la mancanza del diritto allo studio per tutti. Le università, in effetti, in quegli anni potevano frequentarle solo i figli delle famiglie borghesi e benestanti mentre la classe povera, il proletariato restò per molto tempo fuori dall’accademia italiana.</p>
<h2>Le lotte del movimento, gli scontri e il declino</h2>
<p>I desideri e gli ideali del movimento studentesco, tuttavia, ben presto sfociarono nella violenza. Uno dei rappresentanti più significativi del movimento, Roberto Franceschini, fu ucciso durante gli scontri con la polizia che ci furono a Milano nel ’73. L’uccisione di Franceschini fu il primo dei tanti atti di violenza che si registrarono durante le manifestazioni organizzate dal movimento studentesco. A solo un mese dalla morte di Franceschini, i principali esponenti del movimento, Mario Capanna Fabio Guzzini e Giuseppe Liverano, furono protagonisti di un altro sanguinoso scontro con le forze dell’ordine, alla fine del quale i giovani furono arrestati. Altre morti seguirono all’arresto di Capanna e – pochi mesi dopo – il movimento fu completamente sventrato.</p>
<p>Immagine: Oleg_Zabielin &#8211; Fotolia</p>
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		<title>L’abbigliamento della donna sessantottina</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 07:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Periodicamente, a distanza di anni o magari di decenni, la moda “riscopre” linee, modelli e tessuti che fecero la storia del costume nelle epoche passate. Uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dal ritorno in auge dell’abbigliamento donna che andava di moda verso la fine degli anni sessanta. L’abbigliamento donna nel ‘68 Il sessantotto rappresentò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-109" title="Donna anni sessanta" src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/12/Anni-sessanta-200x300.jpg" alt="Moda retrò" width="200" height="300" /><strong>Periodicamente, a distanza di anni o magari di decenni, la moda “riscopre” linee, modelli e tessuti che fecero la storia del costume nelle epoche passate. Uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dal ritorno in auge dell’abbigliamento donna che andava di moda verso la fine degli anni sessanta.</strong><span id="more-108"></span></p>
<h2>L’abbigliamento donna nel ‘68</h2>
<p>Il sessantotto rappresentò un anno molto importante dal punto di vista delle rivoluzioni culturali e sociali che, grazie all’iniziativa giovanile, contribuirono ad una svolta storica. Oltre ai cambiamenti della società, questi anni segnarono anche un cambiamento nel modo di vestirsi: i giovani di allora crearono infatti uno stile mai visto prima di allora, e che ancora oggi viene largamente apprezzato non solo dai nostalgici ma anche dai giovani ‘di adesso’.<br />
Fu proprio nei Sixties che nacquero intramontabili capi di abbigliamento donna come, solo per citarne alcuni, quelli realizzati nel più classico stile hippy oppure il look metal. Alcune immagini risalenti all’epoca fecero addirittura la storia della moda. Come, ad esempio, la splendida Brigitte Bardot ritratta mentre indossava un lungo abito a fiori e una bandana a legarle i capelli. Nel sessantotto andavano molto di moda anche accessori come cinture borchiate oppure occhiali di forma rotonda, grandi e sfumati.</p>
<h2>Le influenze sessantottine nell’abbigliamento donna</h2>
<p>Fra i capi di abbigliamento che possono essere considerati come maggiormente rappresentativi dei Sixties vi sono ad esempio i pantaloni a zampa. Questi pantaloni, molto ampi nella parte bassa, di tanto in tanto tornano a far capolino anche sulle passerelle dei più grandi stilisti mondiali. Per quanto riguarda <a href="http://www.bonprix.it/categoria/per-lei/" class="liexternal">l&#8217;abbigliamento donna</a>, anche le minigonne che per la prima volta comparvero verso la fine degli anni ’60 rappresentarono una vera e propria rivoluzione e, da allora, non sono mai più state abbandonate. Particolarmente diffusi soprattutto in una certa fascia della popolazione giovanile erano anche i capi di vestiario tie-dye, coloratissimi e dall’aspetto scanzonato. Magliette, camicie o pantaloni tie-dye sono ancor oggi molto apprezzati dai giovani.<br />
Per i nostalgici dell’abbigliamento donna sessantottino, sono molte le possibilità di acquisto. Oltre ai negozi fisici, una grandissima opportunità di scelta è data dai cataloghi delle aziende specializzate nella vendita di abbigliamento su internet.</p>
<p>Foto: lunamarina &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La musica negli anni &#8217;60</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 16:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In America, negli anni sessanta la musica diviene la voce della protesta collettiva giovanile. Un pentagramma di contestazioni e speranze Sono gli anni dei moti rivoluzionari contro la guerra in Vietnam e l’apartheid e del movimento hippy che spera in un mondo di pace, amore e libertà. La musica comunica idee rivoluzionarie e una voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/Fender.jpg" alt="La musica dall 1960-1970." title="Chitarra eletrica" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-90" /><strong>In America, negli anni sessanta la musica diviene la voce della protesta collettiva giovanile.</strong><span id="more-89"></span></p>
<h2>Un pentagramma di contestazioni e speranze</h2>
<p>Sono gli anni dei moti rivoluzionari contro la guerra in Vietnam e l’apartheid e del movimento hippy che spera in un mondo di pace, amore e libertà. La musica comunica idee rivoluzionarie e una voglia di contestazione. E’ il periodo in cui i grandi miti sono musicisti che accompagnano le note con testi importanti, come Eric Clapton, Crosby, Stills, Nash &#038; Young e Jimi Hendrix .</p>
<h2>Due grandi complessi in un contesto di giganti</h2>
<p>Negli anni sessanta vede la luce il gruppo che passerà alla storia come uno dei più importanti fenomeni musicali: i Beatles. Dal 1962 al 1970 questo complesso musicale formato da quattro ragazzi di Liverpool, che vanta al suo attivo più di un miliardo di dischi commercializzati, ha rivoluzionato la storia della musica con i suoi concerti. Nello stesso periodo un altro gruppo fondamentale della storia musicale, sfonda con un pezzo che lo renderà famoso in tutto il mondo. And gonna dance like an asshole  diventerà canzone emblema per tutti coloro che alle canzoni dei Beatles, preferiranno il rock provocatorio e trasgressivo del gruppo il cui nome è stato ispirato da un brano di Muddy Waters: The Rolling Stones.</p>
<h2>Juke box italiani</h2>
<p>Seppur in modo più accennato e con tempi più lunghi, nascono anche in Italia, in quegli anni, alcuni esponenti della protesta musicale come i Nomadi, i Giganti, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Francesco Guccini e Giorgio Gaber. I testi delle loro canzoni affrontano argomenti politici come la guerra in Vietnam e problematiche ambientali, contrapponendo manifesti musicali alla società che sembra sfuggir di mano. Tenacemente persiste, al contempo, la musica melodica dei juke box che accompagna le serate in riva al mare e che è ben lontana da qualsiasi forma di contestazione. Le romantiche canzoni dei Pooh, le sonore dichiarazioni d’amore di Bobby Solo o degli Alunni del Sole e i brani da Piano Bar di Peppino di Capri, costituiscono la colonna sonora di coloro che, negli anni sessanta, non apprezzano le rivoluzioni.</p>
<p>Copyright: semisatch &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Manifesti viventi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 16:10:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli anni sessanta il desiderio di libertà si esprime anche attraverso una rivoluzione nel campo della moda: lo stile diviene manifestazione di un’interiorità palesata. Le eleganti boutique che confezionavano abiti e accessori proposti dagli stilisti, si trasformano in negozi dal timbro giovanile dove, accompagnati da sottofondo musicale, si può acquistare ogni genere di vestiario. Londra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/schuh_1960.jpg" alt="Moda anni&#039;60." title="scarpa" width="300" height="288" class="alignleft size-medium wp-image-86" /><strong>Negli anni sessanta il desiderio di libertà si esprime anche attraverso una rivoluzione nel campo della moda: lo stile diviene manifestazione di un’interiorità palesata. Le eleganti boutique che confezionavano abiti e accessori proposti dagli stilisti, si trasformano in negozi dal timbro giovanile dove, accompagnati da sottofondo musicale, si può acquistare ogni genere di vestiario. Londra rappresenta in quegli anni la capitale indiscussa della moda rivoluzionaria.</strong><span id="more-85"></span></p>
<h2>A gambe scoperte</h2>
<p>Dai canoni ingessati che imponevano uno stile sobrio e consono alle diverse occasioni, si passa alla rilassatezza di quella che è la moda casual; un abbigliamento comodo che traccerà sul piano estetico una netta linea di confine tra look giovanile e adulto. La grande rivoluzione è però simboleggiata dalla comparsa, nel 1964, della minigonna. Contravvenendo all’educazione che voleva le ragazze abbigliate in modo casto, per la prima volta le donne sfoggiano le gambe nude o rivestite dalle tanto amate calze di nylon. L’invenzione di questo capo che scandalizzerà i benpensanti, è argomento dibattuto. Vi è chi la attribuisce a Mary Quant, estrosa e perspicace proprietaria di una boutique nel centro di Londra e chi, piuttosto, vede in André Courrèges, lo stilista francese che predilige i tagli semplici e le linee futuriste, il padre della minigonna. Di certo le cortissime gonne svasate o pieghettate e le scamiciate da portare con una cinta in vita, proposte dalla Quant, riscuotono maggior successo tra le giovanissime di quanto non ne raccolgano quelle di Courrèges che vanno indossate sopra pantaloni aderenti. </p>
<h2>Trasparenze geometriche</h2>
<p>Compaiono in quegli anni anche i pantaloni a zampa d’elefante, l’abbigliamento in pvc e altri materiali sintetici, ma l’ennesimo colpo viene inferto ai tradizionalisti dal transparent look, lo stile che Yves Sant Laurent presenta per la prima volta nel 1968. La mussola trasparente e l’organza, utilizzati dagli stilisti più famosi per quello che dai più viene ritenuto uno stile scandaloso, vengono sostituiti da tessuti più economici per la creazione dozzinale di camicie trasparenti. Negli anni sessanta anche il disegno dei tessuti subisce radicali cambiamenti. In una fusione espressiva tra pittura e moda, le stoffe riproducono le forme geometriche dell’arte ottica.</p>
<p>Foto: rgbdigital.co.uk &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Gli anni 60: quadro socio-economico</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 15:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni che vanno dal 1950 al 1970, il volto dell’Italia cambia radicalmente. Da nazione rurale del dopoguerra, l’Italia si trasforma in una delle nazioni più industrializzate del mondo. L’Italia cambia faccia Il sovrappopolamento delle campagne che prima rappresentava il tallone d’Achille della nazione, viene sfruttato dalle industrie che hanno convertito la produzione da bellica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/guitarre-im-sand.jpg" alt="Gli anni &#039;60: quadro socio-economico." title="Chitarra nella sabbia." width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-83" /><strong>Negli anni che vanno dal 1950 al 1970, il volto dell’Italia cambia radicalmente. Da nazione rurale del dopoguerra, l’Italia si trasforma in una delle nazioni più industrializzate del mondo.</strong><span id="more-82"></span></p>
<h2>L’Italia cambia faccia</h2>
<p>Il sovrappopolamento delle campagne che prima rappresentava il tallone d’Achille della nazione, viene sfruttato dalle industrie che hanno convertito la produzione da bellica a civile. Gli agricoltori migrano verso le fabbriche in città che garantiscono loro condizioni di vita migliori e lavoro, seppure a basso costo. Fondamentale per l’incremento della produzione si rivela anche la nascita della CEE (Comunità Economica Europea) che consente all’Italia di spostare la propria manodopera in eccesso verso altre nazioni. Il tenore di vita del paese cresce in modo vertiginoso, tanto che si parla di miracolo o boom economico.</p>
<h2>Nelle case arrivano i nuovi “inquilini”</h2>
<p>Tale crescita comporta un ottimismo generalizzato che induce la popolazione a un maggior consumo, modificando usi e costumi della società italiana. L’arrivo della tv e delle pubblicità nelle case degli Italiani contribuisce notevolmente alla mitizzazione del modello consumistico. Non si lavano più le lenzuola a mano e non è più necessario fare la spesa quotidianamente affinché i prodotti non si deteriorino: tra gli accessori domestici fanno il loro ingresso la lavatrice ed il frigorifero. Ma è sulle strade che avviene la vera rivoluzione: gli italiani abbandonano le due ruote. </p>
<h2>Quattro ruote e uno status-symbol</h2>
<p>La Fiat Seicento e la Fiat Cinquecento, prodotte rispettivamente nel 1955 e nel 1957, costituiscono le automobili che simboleggiano l’Italia moderna mandando, al contempo, in pensione la vecchia Topolino. Negli anni sessanta l’automobile rappresenta non solo un mezzo che consente di spostarsi velocemente e in autonomia, ma diviene per molti uno status-symbol. Soprattutto la Fiat 600 rappresenta la vettura innovativa per eccellenza, adatta alle esigenze della famiglia italiana grazie alla sua abitabilità che viene, in un secondo tempo, ulteriormente ampliata con il modello modificato della Fiat 600 Multipla. Minore è il successo che inizialmente riscuote la Fiat Cinquecento; si riscatterà quando le sue ridotte misure, dapprima criticate, si riveleranno preziose nel traffico cittadino che aumenta. </p>
<p>Immagine:  JackDaniel &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Gli anni ‘60 in Europa e nel mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 10:14:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli anni ’60 si contraddistinguono per una serie di avvenimenti politici, sociali e culturali che segneranno in modo permanente tutto il decennio e gli anni a venire. Anni di rivoluzione culturale e di rinnovamento generazionale, di corsa allo spazio, ma anche di lotte e contestazioni, di guerra come il Vietnam, di divisione tra Est e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/vw_bus_hippy.jpg" alt="Il movimento degli anni &#039;60." title="Autobus Volkwagen con graffiti." width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-78" /><strong>Gli anni ’60 si contraddistinguono per una serie di avvenimenti politici, sociali e culturali che segneranno in modo permanente tutto il decennio e gli anni a venire. Anni di rivoluzione culturale e di rinnovamento generazionale, di corsa allo spazio, ma anche di lotte e contestazioni, di guerra come il Vietnam, di divisione tra Est e Ovest . Anni che hanno visto personaggi che rimarranno per sempre nell’immaginario collettivo come i Beatles, Che Guevara, Kennedy, Martin Luther King.</strong></p>
<p><span id="more-77"></span></p>
<h2>USA e URSS tra guerra fredda e corsa allo spazio</h2>
<p>Con l’elezione di Kennedy a presidente degli Stati Uniti nel 1960, cominciarono in USA i cambiamenti per un’uguaglianza tra bianchi e neri guidata in modo pacifico da Martin Luther King e con la lotta da Malcom X. Nel 1961 l’incontro tra Kennedy e il leader dell’URSS Kruscev fallisce con la conseguente costruzione del muro di Berlino. Nello stesso anno il sovietico Gagarin sarà il primo a compiere un volo nello spazio. Nel 1962 i sovietici installano armi nucleari a Cuba e il mondo ha paura di una nuova guerra fino all’accordo di sospensione degli esperimenti nucleari del 1963. Lo stesso anno Kennedy viene assassinato e un anno dopo Kruscev esautorato. Nel 1965 vengono inviare le prime truppe americane in Vietnam e il cosmonauta Lenonov è il primo a fare “una passeggiata nello spazio”. Nel 1968 Nixon viene eletto presidente degli Usa. Lo stesso anno gli USA riusciranno ad orbitare attorno alla Luna e nel ’69 ad effettuare il primo allunaggio. Cominciano gli incontri tra USA e URSS per la limitazione degli armamenti.</p>
<h2>Da “la primavera di Praga” a Woodstock</h2>
<p>La fine degli anni ‘60 si caratterizza come periodo di rottura politica e sociale guidato da un movimento giovanile che si ribella in tutto il mondo.  Nel 1968 con &#8220;la primavera di Praga” si diffonde in Europa la protesta universitaria e quella operaia che raggiungerà momenti drammatici come nell’autunno caldo in Italia e nel maggio francese. Nello stesso anno gli Stati Uniti vengono travolti dagli “hippy”, nuove generazioni pacifiste che rifiutano il sistema e si schierano contro la guerra in Vietnam. Nel 1969 a Woodstock, gli hippy daranno vita ad uno dei più famosi concerti della storia.</p>
<p>Foto: icholakov &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La politica italiana e i suoi personaggi negli anni ‘60</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 09:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica italiana negli anni ’60 è caratterizzata da una fase di centro-sinistra che arriva dopo episodi violenti e disordini. Gli scontri dei cittadini contro le forze dell’ordine sono una protesta per il governo che Fernando Tambroni (DC) nel 1960 forma con l’aiuto del Movimento Sociale Italiano. Nel 1962&#8230; &#8230; la crisi viene arginata con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/roma_politik.jpg" alt="La politica Italiana degli anni &#039;60 e i suoi personaggi." title="Montecitorio, Roma" width="294" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-75" /><strong>La politica italiana negli anni ’60 è caratterizzata da una fase di centro-sinistra che arriva dopo episodi violenti e disordini. Gli scontri dei cittadini contro le forze dell’ordine sono una protesta per il governo che Fernando Tambroni (DC) nel 1960 forma con l’aiuto del Movimento Sociale Italiano.</strong></p>
<p><span id="more-69"></span></p>
<h2>Nel 1962&#8230;</h2>
<p>&#8230; la crisi viene arginata con i governi di centro-sinistra di Amintore Fanfani e di Aldo Moro con la partecipazione di Pietro Nenni del PSI. Questo periodo vede importanti riforme come la scuola media unificata, la programmazione economica e la nazionalizzazione dell’industria elettrica. Nel 1964 Giuseppe Saragat, che appoggiava la coalizione di centro-sinistra, viene eletto Presidente delle Repubblica. Nello stesso anno la parte più a sinistra del PSI fonda il partito socialista di unità proletaria (PSIUP). Il 1964 vede anche il PCI (in opposizione al governo) perdere il suo leader Palmiro Togliatti. Nel 1966 nasce il  Partito Socialista Unificato (PSU) dalla fusione del PSI di Nenni e del PSDI di Saragat. Fino al ’68 prosegue il governo di centro-sinistra ma si apre e si intensifica uno scontro tra DC e PSI, anche a causa della crisi economica che aveva colpito il paese. Con le elezioni del ’68 termina il periodo di centro-sinistra: la DC mantiene il comando, il Pci aumenta i suoi voti e il PSU tracolla e si scinde, ristabilendo i partiti originari.</p>
<h2>Personaggi politici italiani importanti negli anni’ 60</h2>
<p>Pietro Nenni (1891-1980): aderisce nel 1921 al Partito Socialista Italiano e ne diventa uno dei massimi dirigenti. Dopo la caduta del fascismo contribuisce con Pertini, Basso e Saragat alla formazione del Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP). Collabora alla formazione dei governi di centro-sinistra con Moro e Fanfani e nel 1966 si unisce nel PSU con Saragat.</p>
<p>Giuseppe Saragat (1898-1988):  è stato leader del Partito Socialista Democratico Italiano e quinto Presidente della Repubblica. Guida la “scissione di Palazzo Barberini” del PSI che porterà alla formazione del PSDI. </p>
<p>Aldo Moro (1916-1978): nel 1946  viene eletto all’assemblea costituente e diventa vicepresidente della DC. Dal 1963 al 1968 rimane in carica come presidente del consiglio del governo di centro-sinistra. Nel 1978 viene rapito ed ucciso da un commando delle Brigate Rosse</p>
<p>Immagine: fabiomax &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Il &#8217;68 e la società moderna: lasciti e influssi</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 14:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ovvero quello che rimane di un movimento di massa all’esaurirsi della sua carica contestatrice. Molti dei valori della società moderna trovano origine proprio in quelli che furono i movimenti e le lotte della generazione dei nostri genitori Anni &#8217;70: la fine di un movimento o l&#8217;inizio di una nuova fase? Il movimento del ’68 vide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/Donna_Anni60.jpg" alt="Valori e costumi di una nuova generazione" title="Donna_Anni60" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-56" /><strong>Ovvero quello che rimane di un movimento di massa all’esaurirsi della sua carica contestatrice. Molti dei valori della società moderna trovano origine proprio in quelli che furono i movimenti e le lotte della generazione dei nostri genitori</strong></p>
<p><span id="more-55"></span></p>
<h2>Anni &#8217;70: la fine di un movimento o l&#8217;inizio di una nuova fase?</h2>
<p>Il movimento del ’68 vide esaurire la sua carica contestatrice già agli inizi degli anni ’70. Le rivolte, le occupazioni, le proteste, gli scioperi lentamente diminuirono, insieme al carattere sovversivo e rivoluzionario che possedevano. Pressoché in nessun paese si assistette a radicali cambiamenti nell’ambito amministrativo, politico o economico. Nonostante questo si poté chiaramente identificare l’eredità che questi movimenti ci hanno concesso, nei più svariati elementi della nostra vita, nei più eterogenei aspetti dei nostri paesi. Dalla musica, alla filosofia, all’istruzione, alla politica, all’arte, ai valori, alla letteratura… Infiniti sono i lasciti del movimento del ’68 nel nostro tempo, innumerevoli i semi che esso ha piantato nelle nostre menti.</p>
<h2>Un&#8217;eredità di valore: Un&#8217;eredità di valori</h2>
<p>Quello del ’68 nasce come movimento studentesco, e come tale pone molta attenzione al sistema dell’istruzione, della formazione, dell’ambiente Universitario e scolastico. E’ in questi anni che vengono per la prima volta avanzate richieste di maggiore partecipazione, da parte degli studenti, alla definizione dei programmi di studio e delle modalità della loro somministrazione. Ma valori come la libertà di scelta e di pensiero, la lotta all’autoritarismo, l’uguaglianza dei diritti, inizialmente applicati al mondo dell’istruzione, ben presto travalicano i confini Universitari per abbracciare vasti argomenti sociali e politici, nazionali e non. Senza quegli anni, senza quella rivolta sociale, concetti quali pace, ecologismo, uguaglianza, antisemitismo, libertà, autodeterminazione, non farebbero parte né del nostro vocabolario comune né del dibattito politico, sociale e culturale dei nostri paesi. Il ’68 appare oggi come un momento di incredibile presa di coscienza, relativamente ad alcuni meccanismi sociali e politici, economici e culturali. Anche senza considerare scuole artistiche di enorme successo, non volendo guardare nemmeno all’incredibile fecondità del mondo musicale di quegli anni, pur non contando i successi operai che hanno migliorato le condizioni di lavoro e le hanno rese così come le conosciamo oggi, non si può negare al movimento del ’68 l’importanza che ha rivestito nel renderci ciò che oggi siamo. Seppur con le nostre contraddizioni, sappiamo desiderare un mondo giusto, dove diritti e doveri siano equamente distribuiti, ci indigniamo di fronte ad un abuso di potere, diamo per scontata la parità dei sessi, siamo consapevoli dell’importanza che riveste la salvaguardia del nostro ecosistema… In parte questi valori sono l’eredità che il movimento del ’68 ha saputo darci. </p>
<p>Copyright: neuartelena &#8211; Fotolia.com</p>
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		<title>Il movimento del &#8217;68</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peace</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[Nato a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e presto “esportato” in molti paesi nel mondo, quello del ’68 é un movimento di massa che, seppur eterogeneo, dai tratti specifici in ogni paese in cui si manifesta, mantiene un’unità di fondo per quanto riguarda i concetti e i valori che si pone di rappresentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-49" title="Il movimento del '68" src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/09/Peace_68.jpg" alt="Origine e diffusione di un movimento di massa" width="300" height="200" /><strong>Nato a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e presto “esportato” in molti paesi nel mondo, quello del ’68 é un movimento di massa che, seppur eterogeneo, dai tratti specifici in ogni paese in cui si manifesta, mantiene un’unità di fondo per quanto riguarda i concetti e i valori che si pone di rappresentare e divulgare.</strong><span id="more-48"></span></p>
<h2>Identikit di un movimento di massa</h2>
<p>Difensore della pace, dei diritti umani, della giustizia e dell’uguaglianza, della libertà e dell’ecologismo, il movimento denominato “del ‘68” si schiera pressoché ovunque contro il sistema capitalistico e in opposizione a ogni forma di oppressione, vera o presunta, burocratica, politica, economica o sociale. Partendo dagli USA attraverserà l’oceano per coinvolgere l’Europa, sollevando Parigi, Milano, Torino, Praga, superando i confini del vecchio continente per arrivare all’Ex Unione Sovietica, fino alla Cina e oltre. Assumerà spesso le sembianze di un movimento giovanile, di lotta generazionale e di punto di rottura tra vecchi e nuovi modi di pensare, ma saprà anche unire diversi strati della società, portando nelle piazze del mondo, fianco a fianco, studenti e operai, casalinghe e professori, bianchi e neri, donne e uomini.</p>
<h2>Origini e diffusione: il giro del mondo in&#8230;68</h2>
<p>Negli Stati Uniti, il movimento si manifesta principalmente attraverso il rifiuto dell’imperialismo americano di quegli anni e in particolare opponendosi alla guerra del Vietnam e all’ingerenza statunitense nel paese asiatico. Accanto e insieme a queste posizioni si afferma la battaglia per i diritti civili dei neri. Ben presto la protesta oltrepassa i confini americani per raggiungere, con diversa intensità e incisività, numerosi paesi europei ed extra-europei. Nella Cina maoista viene strumentalizzato dalla rivoluzione culturale; negli stati dell’allora Unione Sovietica da origine alla Primavera di Praga; arriverà a raggiungere il Giappone.<br />
Nell’Europa Occidentale i paesi più attivi del movimento sono L’Italia e la Francia. L’Italia, dopo aver visto le Università di Milano e di Torino insorgere, assiste alla generalizzazione delle proteste, all’occupazione delle Università di tutto il paese, ai grandi scioperi operai e alle lotte sindacali. In Francia é l’Università di Nanterre, nei sobborghi di Parigi, la prima a insorgere. Ma sarà l’occupazione dell’Università della Sorbonne, a dare vita al famoso “maggio del ‘68”, il vero e proprio culmine della protesta, quando l’intera Parigi verrà paralizzata da una rivolta che coinvolgerà studenti e lavoratori.</p>
<h2>Come invecchiare bene: da rivoluzione di massa a rivoluzione culturale</h2>
<p>Nonostante la sua ampia diffusione la rivolta giovanile lentamente si affievolirà, fino a scomparire nei primi anni ’70. Nel bilancio finale non appare nessuno sconvolgimento politico o istituzionale, anche a causa del carattere troppo generale e poco pratico delle richieste. Eppure il movimento del ’68 cambierà il modo di pensare di un pianeta intero: soprattutto nell’Europa Occidentale valori come il pacifismo, l’ecologismo, l’antisemitismo, l’uguaglianza dei diritti, saranno posti al centro dell’attenzione come mai prima d’allora. I lasciti di una rivoluzione culturale di tale portata saranno destinati a influenzare per molto tempo a venire l’assetto socioculturale di molti paesi.</p>
<p>Immagine: (R) Jose Ivan B. V.</p>
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		<title>Un modello di vita ecosostenibile</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 11:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[eco-sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[energie]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli squilibri provocati da una politica ambientale scorretta e da stili di vita basati sul consumismo hanno danneggiato il pianeta e stanno portando pericolosamente ad un esaurimento delle risorse naturali. Il primo passo per il futuro del nostro pianeta La conservazione della terra e delle sue risorse è quindi diventato l’obiettivo primario delle le nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsessantotto.it/wp-content/uploads/2011/08/erneuerbare-energie1.jpg" alt="Il pianeta e il progesso che utilizza energie rinnovabili" title="Modello di sviluppo ecosostenibile" width="300" height="179" class="alignleft size-medium wp-image-43" /><strong>Gli squilibri provocati da una politica ambientale scorretta e da stili di vita basati sul consumismo hanno danneggiato il pianeta e stanno portando pericolosamente ad un esaurimento delle risorse naturali.</strong><span id="more-42"></span></p>
<h2>Il primo passo per il futuro del nostro pianeta</h2>
<p>La conservazione della terra e delle sue risorse è quindi diventato l’obiettivo primario delle le nostre generazioni per preservare questa ricchezza alle generazioni future. Se la qualità della vita moderna si misura in base all’acquisto sfrenato, al possesso e al consumo è possibile adottare uno stile di vita che sia compatibile e addirittura sostenga le risorse naturali? Il primo passo è sicuramente abbandonare la filosofia di vita individualista, perché una vita ecosostenibile è una scelta sociale. Le nostre eco-scelte coinvolgono e influenzano l’intera comunità.</p>
<h2>Le buone regole per uno stile di vita ecosostenibile</h2>
<p>Non esiste un modello standard di vita ecosostenibile, esistono piuttosto delle buone regole da imparare e da applicare alla nostra vita per renderla migliore.<br />
-	Acquistare in modo intelligente: il prodotto locale evita consumi di trasporto e riduce l’inquinamento, il prodotto biologico ha una più alta qualità nel rispetto dell’ecosistema, i prodotti del commercio equo e solidale contribuiscono allo sviluppo sostenibile.<br />
-	Limitare i consumi energetici, integrare o sostituire le forme tradizionali di approvvigionamento (come il fotovoltaico e la raccolta di acqua piovana) per ridurre il consumo di risorse e ridurre i costi sulle bollette.<br />
-	Riciclare i rifiuti con la raccolta differenziata, evitare di buttare le cose che non servono trovando un utilizzo alternativo o semplicemente regalandole<br />
-	Abbracciare una dieta sana, che privilegia il cibo biologico con frutta e verdura di stagione<br />
-	Muoversi e spostarsi senza inquinare (o farlo il meno possibile): con la bicicletta, con mezzi pubblici, con il “car sharing” o semplicemente a piedi</p>
<p>Queste sono solo alcune delle regole che andrebbero applicate nel vivere quotidiano per renderlo ecosostenibile. E’ importante informarsi su quali sono le scelte, le azioni a impatto zero, metterle in pratica e condividerle: anche una cosa “banale” come smettere di fumare o acquistare un indumento di cotone biologico può ridurre l’inquinamento e aiutare a sostenere il nostro pianeta.</p>
<p>Foto:Thaut Images di Fotolia</p>
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